lunedì 26 giugno 2017

Primavera 1999

Settembre moriva lentamente nei giorni della prima primavera, le prime luci all'imbrunire noiosamente soffuse ingiallivano le tiepide strade. Lisci e perfettamente allineati i marciapiedi, dal riflesso abbagliante, convergevano nel punto di fuga all'orizzonte. Il tremolante autobus di quella nuova compagnia, dagli accesi colori, sembrava doversi smontare ad ogni metro consumato. La plebea musica che da sempre riempiva le mie orecchie tuonava insistente nei suoi ritmi a tre tempi... uno, due, tre ... uno, due, tre ... Sagome umane si ammassavano all'interno dell'autobus, tra i rumori vocali di una scassata radio.

Guardai le mie consumate scarpe, pensando alla noia mortale di quei rituali quotidiani, tornare al solito orario a casa, svolgere i soliti compiti, aiutare mio padre, andare ad allenarmi, provare a dormire, e ricominciare.
guardai a destra, l'orizzonte della prima sera ad un tratto mi sembrò diverso.
Non già l'ingiallita luminosità, non quella rettilinea strada, non più il rumore delle biomasse, non il tempo mi sembrò di scorgere. L'occhio innocente fu rapito, d'un ardore mai prima d'ora provato il cuore in petto sembro per un momento fermarsi.

Ricominciare.

L'autobus si fermò.

Lunghi, i dorati capelli scendevano sulla schiena, dolcemente intrecciati in un unica, semplice coda. Il laccio blu alla punta, giungeva là dove i sogni più inquieti bramavano un ardore quasi sconosciuto. Gli occhi smeraldini, fuggenti come il colibrì, fissavano quel vuoto abissale che solo io conoscevo.
Fu il battito di una farfalla, magari dall'altro capo del mondo, con la semplicità della sua età, mosse lo sguardo, là dove io attendevo. Muto, in silenzio, si direbbe più morto che vivo, sconfitto nell'unica battaglia in cui anche gli eroi più famosi avrebbero perso. Avevo già combattuto altre volte, conoscevo bene il furore del sangue e della carne, il rumore secco delle ossa rompersi, il sibilante soffio delle lame. Quella sensazione di potere, quell'orgoglio di vittoria quando il tuo avversario è abbattuto, ma questo ... questo era diverso, non ero stato addestrato a questo.

Sorrise.

Tolse lo sguardo, poi con la coda dell'occhio ricercò il mio, sorrideva teneramente. Le sottili labbra appena scoprivano la giostra dei denti. Sapevo che dovevo reagire, che dovevo agire! Sapevo, ma non sapevo come. Nella mia testa ero già battuto, sconfitto dall'amore che credevo di conoscere, più simile ad un dio m'immaginavo incapace di soccombere per una puerile passione. Ma non era semplice e banale passione d'uomo, vi era in tutto questo qualcosa di insensato, di ansiosamente nuovo, quasi sacro.

Correvo. Veloce come il vento di aprile. Le dita strette, mi ferivano la mano, talmente stringevo i pugni nella corsa. Io, la piccola tigre, il quarto discepolo, l'ultimo discepolo, non avevo avuto il coraggio di agire, di fare quel che si doveva fare. Ero sceso di corsa da quell'autobus, sapendo con chiarezza indescrivibile che era un errore! Il coraggio, mi era mancato il coraggio? il "cor habeo"? eppure mai prima d'ora quel cuore lo avevo sentito!

Spalancai la porta di colpo, mi fermai cercando l'aria per i polmoni, le mani appoggiate alle ginocchia.
- Mio giovane apprendista, grave è la colpa che ti porta qui ora, in queste condizioni.
-Ma ... Maestro ... io ...
- Tu, devi prima respirare, poi parlare.
Continuava a leggere i suoi libri, seduto, impassibile, fece cenno con la mano e mi invitò a sedere di fronte a lui.
- Maestro, sono un indegno discepolo, io che non ho mai conosciuto sconfitta, ora mi sento smarrito, incapace, cosa mi accade? Maestro! io so cosa devo fare, so cosa dovevo fare e ...
- Perchè domandare se conosci già la risposta?
- Ho visto una ragazza questa sera e ...
- Piccola tigre, tu conosci la Via della spada, in qualunque modo si saggi la sua lama, non puoi garantire il taglio a lungo, per questo motivo la spada non ha bisogno solo di addestramento, ma sopratutto di cuore. Conoscere l'arte della spada significa trovare il cuore della spada, solo allora il suo filo sarà sempre tagliente.
- Maestro, addestrami!
- Ci sono cose alle quali nessun addestramento può garantirti la riuscita, ciò sarebbe artefatto, la qualità della Via è quella di essere la più semplice e naturale possibile. L'unico addestramento possibile è non essere addestrato per questo. Ricorda solo una cosa, mio giovane apprendista, Colui che ama può conoscere felicità e sofferenza, ma colui che ama con distacco ... A lui potrà essere affidato l'impero!

Nelle sue parole trovai solo enigmi, Settembre moriva lentamente al tempo della prima primavera.
Il cielo notturno annunciava un estate di furore.