giovedì 5 ottobre 2017

La Stanza di Giada - Capitolo 8 Un Drago Ubriaco

Il primo disegno
Nell’immaginario comune, quello appartenente ad esempio al fossile intelletto di mio padre, disegnare è un passatempo utile al massimo a perdere del tempo. Cari lettori, sicuramente avrete ragione, ma molto probabilmente questo perché voi non siete incapaci a compiere un disegno particolarmente buono. Non prendiate le mie parole come se fossero atti di estrema superbia, cerco solo di dire che: talvolta ciò che riteniamo banale, altro non è che un estrema sublimazione del concreto, e come tutti noi ben sappiamo, l’astratto supera sempre qualsiasi barriera fisica, proprio perché … è astratto. Non vi è in ciò nulla di particolare, se non la estrema difficoltà nell’atto di sublimare il concreto.
Ecco, giunsi alla scuola di belle arti, con la convinzione che bastasse tracciare due righe per definirsi artista, forse non ero bravo nell’inventare topolino ma solo nel copiarlo, come il mio padrino più volte aveva affermato, ma ciò mi bastò. E così è proprio perché siamo pieni di noi stessi che meritiamo, anzi, dobbiamo, cadere e farci male.
Di fronte a me un lenzuolo  dal colore viola oscuro appeso al muro, scendeva fino a ricoprire il tavolo, formando diverse piegature, grandi, piccole, sottili piegature ad ogni dove … al centro del tavolo, una caraffa in metallo, verniciata di bianco con qualche macchia ossidata qua e là.
-          Ehi Artista, sei pronto per mollare?
-          No signore.
-          Bene, tornerò alle 19… deve essere finito!
-          Vi sorprenderò!
-          Ne dubito ragazzo, ma tu non dubitare di te stesso.
Insomma, mi sarei aspettato qualche lezione su come impugnare la matita, sulla prospettiva, sul chiaroscuro, sul come prendere le misure del soggetto e riportarle sulla carta, ecc, ecc, ecc … era venuto lì, per prendermi in giro e lasciarmi buttato di fronte a quel bodegòn, armato unicamente di una matita e una gomma? Gran bell’aiuto dissi tra me e me … e lasciando sfuggire un sospiro... mi misi all’opera.
Un ora piena era appena trascorsa, quando mi resi conto che avevo bisogno di cambiare foglio, poiché quello iniziale era ormai danneggiato dalle tante volte che avevo usato la gomma per cancellare le tracce della mia matita.. insomma, capì molto presto che imprimevo troppa forza nel tracciare le linee, le quali ovviamente si mostravano irruenti  e squadrate, inoltre non capendo da dove cominciare, avevo provato ad iniziare più volte da particolari diversi, così ero riuscito ad avere una carta, consumata dalla gomma e dalla punta della mia matita in ogni piccolo angolo della sua, ormai, immensa superficie.
Staccai velocemente il foglio dalla tavola e ne piazzai un altro quanto prima riuscì a farlo. Questa volta mi dissi: inizierò dal centro, dalla caraffa in metallo bianco e poi mi muoverò verso l’esterno. Immagino che questa convinzione derivasse dalle parole del Maestro quando parlando di come abbattere l’avversario avrebbe una volta detto: Il modo più veloce per ottenere l’impero è conquistare il centro. Certamente quest’azione era vera in battaglia, ma conquistare il centro può comportare il caos nella periferia, il disordine nell’amministrazione delle regioni più lontane e sicuramente, non avevo ancora l’esperienza per controllare e guidare al meglio questa particolare battaglia.
Cominciavo ad accusare la stanchezza, a tratti mi rendevo conto di essere contratto in qualche posizione strana, nella quale la mia, ancora flessibile, schiena si contorceva come un drago che segue il filo d’oro. Così cercavo di tornare velocemente dritto, ma la concentrazione nel comprendere la composizione ed inserirla nella mia carta, mi faceva tornare annodato, via via sempre di più. Passò un'altra ora, e non riuscivo se non a riprendere il contorno di quella caraffa, che man mano iniziavo ad odiare. Cancellavo e ridisegnavo ed ogni volta scoprivo nuovi particolari in quella piccola caraffa, insomma non era più alta di venti centimetri e larga quindici alla base, ma ogni volta che toglievo lo sguardo da essa, posizionavo un particolare sulla mia carta e infine riguardavo la caraffa, scoprivo in essa nuovi segni, nuovi particolari che prima non avevo notato e guardando la mia carta, capivo che non avevo spazio per inserirli, e così facendo cancellavo e aggiungevo, e toglievo e ri cancellavo … Ad un certo punto mi sembrò di non vedere più una caraffa, ma vederne diecimila altre: esse erano un intero esercito ed io avevo solo un unico pezzo di carta, ma non solo, avevo un unico spazio, limitato al centro della mia carta, e al suo interno tutte quelle caraffe non entravano di certo.
Notai un particolare luccichio sul manico alla mia destra, il quale si avvicinava ad una piccola macchia nera, prodotta certamente dall’ossidazione del metallo e il conseguente scrostamento della bianca vernice. Provai ad inserirla nella mia carta, ma evidentemente la stanchezza non mi faceva più controllare la forza impressa alla matita, bucai la carta ed emettendo un lungo ed amaro sospiro, dovetti ricambiarla velocemente.
Erano le diciotto e quarantacinque, la mia mente era annebbiata dalla rabbia e dalla frustrazione, in testa le parole del direttore si rincorrevano velocemente: Non supererai mai quell’esame ragazzo, molla adesso ed evita una brutta figura alla tua famiglia. Potevo farlo, potevo ritornare a casa e chiedere scusa a mio padre, e magari sarei rimasto lì ad aiutarlo a levigare le mezze lune dei pistoni della cb125, insomma avevo capito, no? Non faceva per me, non ne ero capace. Tutto il pomeriggio non avevo fatto altro che disegnare e cancellare, impastare di sudore la carta e attorcigliarmi con la schiena, quasi fossi un serpente assonagli. Dieci fogli avevo cambiato e l’ultimo rimasto, era in pessime condizioni, consumato ormai dalla gomma, la quale tra l’altro era quasi a metà. Il salone grigio mi appariva ancora più cupo, le piccole finestre in alto lungo tutta la lunghezza del muro, cominciavano a proiettare un ombra quasi parallela al terreno. La luce mi stava lasciando velocemente, e le varie sculture in marmo, cemento, ferro ed altri materiali, sembravano prendersi gioco di me: ecco il nuovo stolto che crede di saper disegnare! mi sembrava di udirle parlare, ridendo e scherzando su di me.
Alla fine, stavo quasi per mollare tutto, per un momento forse l’ho fatto veramente, per un momento ho lasciato la matita ed essa, cadendo a terra, perse la sua punta. Non ce la faccio. Stavo per dirlo a voce alta in modo da convincermi quando entrò il direttore.
L’arte non è per tutti, se lo fosse sarebbero tutti artisti. Ci sono persone che si illudono di poterlo essere, ma l’arte, essendo simile alla vita, poiché in essa si manifesta, è una delle cose più complesse e difficile tra tutte le umane conoscenze. Mio giovane apprendista, non basta la tecnica, essa deve far parte di te, come il tuo cuore pulsante, deve vibrare come la tua spada quando esegui un affondo. Per farlo dovrai affrontare tre  ladri: La stanchezza, essa consumerà le tue forze e ti illuderà facendo di ogni tua fatica una piramide. La noia, essa ruberà la tua attenzione, la tua concentrazione, ti ingannerà portandoti verso vallate di falsa illusione ed infine la più terribile di tutte e tre, la superbia, essa ti ruberà  la modestia facendoti abbassare la guardia e portandoti verso il logoramento  e alla fine, la perdita della tua tecnica stessa.
Le parole del Maestro sono ferme nella mia mente, quasi fossero tatuate sulla pelle della memoria. Non mi ero mai arreso, non avevo mai abbandonato i miei fratelli il mio Maestro e non avrei certamente cominciato quel giorno, non era il mio giorno, non ancora,mi dissi tra me e me.
-          E’ l’ultimo foglio, non è vero?
-          È vero
-          Oggi hai capito molte cose.
-          Vi sbagliate … le ho solo riscoperte o, forse, viste semplicemente da un altro punto di vista.
-          Ottimo ragazzo, soltanto un consiglio …
-          Non aspetto altro.
-          Usa di meno la gomma.
-          Ma come faccio?
-          Arriverà il giorno in cui utilizzerai la gomma, non per cancellare soggetti interi, ma per aggiungere particolari invisibili, allora capirai che è facile cancellare e disegnare con la matita, ma la vera arte risiede nel disegnare togliendo, cancellando con la gomma.
-          Vi riferite alla scultura, non è vero?
-          Credevo di avere più cose da spiegarti, ma evidentemente mi sbagliavo. Torna domani, alla stessa ora, il soggetto sarà lo stesso.
-          Verrò fin dal mattino presto se sarà necessario.
-          Lo so.
Il direttore andò via velocemente e chiudendo la porta mi diede la buona notte. Aveva capito certamente che sarei rimasto lì. Corsi verso il mio zaino a cercare qualche moneta per comprare altri fogli al negozio, prima che chiudesse. E così quella notte ne consumai altri venti fogli. L’esercito delle caraffe cominciava a diminuire, una ad una le annientai ...

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