lunedì 13 marzo 2017

L'analfabetismo intellettuale


L'inverno è forse la stagione nella quale mi dedico maggiormente alle letture più impegnative, dovuto forse al fatto che: essendoci vento, pioggia e quel freddo glaciale che penetra nelle ossa, preferisco conoscere il mondo senza uscire di casa. Là dove la primavera e l'inizio della bella stagione (perchè le altre sono brutte?) consentono l'intensificarsi dei rapporti umani, capitano maggiori possibilità di interloquire con parenti, amici e conoscenti vari, spesso tuffandoci in argomenti di banale sostanzialità; raramente affrontando tematiche di squisita enfasi e impegno intellettuale, ed è qui che: Chiacchierando del più e del meno, cominciai a notare una costante subdola ed uniformemente sparsa: La ristretta conoscenza di argomenti a vanto di una apparente conoscenza dell'argomento stesso. Mi domandai quindi, come mai il più delle persone con le quali ho modo di discorrere  sono capaci di affrontare argomenti di discussione, anche di un certo impegno intellettuale per poi riscoprire che, in realtà, la sovrastruttura dalla quale la loro conoscenza deriva fonda su un sapere apparente, dato, il più delle volte, non dallo studio approfondito ma dalla "lettura" veloce e schietta, speso donata dai mezzi di comunicazione di maggior uso ai giorni nostri.

Uno dei più grandi esempi, è ad esempio la conoscenza trasmessa ai più attraverso l'uso della settima arte: il cinema. Prendiamo i soliti film sulla seconda guerra mondiale: Ci sono i buoni, i cattivi e la dimostrazione del perchè l'uno è l'opposto dell'altro. Ad una persona media, non interessa approfondire null'altro, ed ottiene una educazione storica basata esclusivamente sull'idea preconfezionata, non dal regista, ma dal produttore del film, al quale interessa che un certo messaggio venga trasmesso. In tal modo, mi ritrovo a dover lasciare una eventuale conversazione riguardo la seconda guerra mondiale sul banale confronto tra ciò che è bene e ciò che è male, o per meglio dire, sul banale: mi piace questo e non quello, quando dovremo invece ricercare una conoscenza capace di addentrarci nell'evento fin gli interstizi più sottili dell'intera complessità tematica.

Alla pari del Corpus Aesopianum, dove gli animali prendono il posto degli esseri umani per analizzare la psicologia e trasmettere i valori morali di un epoca, oggi le nostre favole filmiche hanno lo stesso gravoso compito ma per ovvie ragioni di tempo e ristrettezza del campo visivo, non possono far altro che lanciare il sasso, affinché colui che lo raccoglie, possa prenderlo come punto iniziale di una ricerca e studio di maggior impegno e dalle sorprese davvero inaspettate. Coloro che si dedicano esclusivamente a guardare il "lancio del sasso", ma non si degnano della "fatica" del raccoglierlo, osservarlo, sentire la ruvidezza della superficie, analizzare la fonte del lancio stesso, la sua traiettoria, ecc, tendono ad sviluppare ciò che chiamo: analfabetismo intellettuale, ovvero la moderna malattia già evidenziata dal buon Socrate, dove il vanto del sapere dimostra come, in verità, il sapiente non sa.

Possiamo affermare, ad esempio, come la maggior parte di noi possa "conoscere" F. Nietzsche, quale figura storica nell'ambito della filosofia, magari solo per sentito dire. Di questo stesso gruppo di cui si può affermare che "conosce" il personaggio, un gruppo ancora minore è dato da chi conosce il personaggio grazie agli studi scolastici, dove magari ha dovuto memorizzare, causa un interrogazione od un compito specifico, le opere ed i principi più famosi attribuiti all'autore. Orbene, al giorno d'oggi è ancora più facile raggiungere la "conoscenza": Sarà sufficiente gloogare il nome dell'autore e magari leggere la wiki dello stesso, dove tutte le informazioni più "importanti", verranno mostrate in modo sintetico ed immediato. In tal modo, possiamo davvero affermare di "conoscere" F. Nietzsche? Quanti tra coloro che, grazie ad internet, hanno avuto accesso all'informazione, hanno davvero studiato e conosciuto Nietzsche, senza fermarsi a leggere velocemente frasi e termini quali "volontà di potenza", "dio è morto", "il superuomo",  ecc davanti uno schermo?

La differenza tra il sapere apparente, di cui siamo soliti vantarci, ed il sapere concreto quale pilastro formale della nostra capacità di costruirci una propria struttura culturale - comportamentale, risiede proprio nel modo in cui ci abituiamo ad utilizzare i vantaggi del nostro tempo: Essere la specie più "intelligente" (finora dimostrabile) su questo frammento di terra chiamato pianeta, non ci rende per forza di cose intelligenti, ma ci consente il libero arbitrio di poter indirizzare la nostra stessa intelligenza, nel profondo ed ancora oscuro pozzo della conoscenza.

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